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Frammenti di varia disumanità
Classi differenziali per leghisti
post pubblicato in E facciamoci riconoscere, il 24 ottobre 2008


Il problema nell'affrontare certe discussioni è sempre lo stesso: non si riesce mai a parlare di quello che davvero sta a cuore a chi ha avviato la discussione, ma solo d'altro, della scusa, della giustificazione ufficiale.
Prendiamo la norma che fissa l'obbligo di classi differenziali per i figli degli immigrati.
Una norma che fissa una differenza tra i bambini sulla base della mera condizione giuridica dei genitori, è una norma palesemente incostituzionale ex articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Tuttavia non è di questo che si parla, ma dei poveri ragazzini e bambini che non sanno l'italiano e nelle classi differenziali lo possono imparare.
Se una conoscenza non dico perfetta, ma adeguata della lingua italiana, fosse requisito per avere accesso all'istruzione pubblica, quanti campani, sardi, calabresi, lombardi e veneti avrebbero dovuto frequentare classi differenziali?
Del resto la condizione giuridica di "figlio di cittadino straniero" non dice niente delle competenze del bambino circa la lingua italiana, ma solo dell'infondata convinmzione del legislatore dell'esistenza di una corrispondenza diretta tra le due cose.
Il PD per esempio, partito che per ogni altra cosa io odio, aveva proposto l'istituzione nel corso del tempo pieno di corsi per l'apprendimento intensivo dell'italiano per quanti, a prescindere dalla condizione giuridica dei genitori, avessero difficoltà con la lingua nazionale.
Tali corsi erano già finanziati, perchè i fondi sarebbero stati presi da quelli stanziati per l'apprendimento delle lingue straniere.
Cosa vuol dire essere italiani? Parlare tutti una stessa lingua? Perchè io e Bossi parliamo la stessa lingua? Perchè quello che esce dalla bocca di Gasparri si può onestamente definire lingua italiana?
Secondo me essere italiani significa comprendere e applicare i valori della Costituzione.
Secondo me l'unico modo per fare propri i valori di libertà, uguaglianza e giustizia, che, propugnati e difesi dalla Resistenza, sono stati definiti nel sommo testo giuridico del nostro paese, è tutti insieme.
Tuttavia, se c'è qualcuno che pensa che siano necessarie classi differenziali, a seconda dei diversi livelli di apprendimento, le prime classi differenziali, è evidente, dovrebbero essere classi di leghisti.


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permalink | inviato da ilbardo.it il 24/10/2008 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Vorrei la pelle nera
post pubblicato in E facciamoci riconoscere, il 6 ottobre 2008


Prima degli ultimi fatti di cronaca Castelvolturno per me era solo un posto dove mia zia ha una casa, dove organizzavamo ogni tanto una riunione di famiglia, dove ho passato un pò di tempo quando mio fratello stava più male.
Di Castelvolturno ricordo i campi di pomodori, sterminati a destra e a sinistra del breve tratto di autostrada che percorrevamo per arrivarci, macchiati dal nero della pelle degli uomini e delle donne che lavoravano alla raccolta, duemila lire a cassetta.
Ricordo la via domitiana, intasata di automobili e con una prostituta di colore ogni mezzo metro.
Una volta, era una domenica mattina e il traffico era come al solito bloccato, vidi una bellissima ragazza, una dea africana con la minigonna e un top a strisce, spuntare da dietro un capannone e con passo indolete tornare al suo tratto di strada. L'auto di mio padre riuscì a percorrere un paio di metri e la prospettiva del mio finestrino cambiò, mostrandomi contro la parete bianca di calce un ragazzo smilzo, nemmeno vent'anni, che si aggiustava i pantaloni paonazzo e andava via spingendo il suo motorino.
Ero una bambina, non avevo idea dei dettagli di quanto si fosse consumato dietro quel muro, ma me ne  era chiaro grossomodo il senso e mi prese un sentimento di tristezza e compassione verso quelle due persone. Lo devo precisare che il ragazzo era un bianco?
Il comprensorio della villetta dei miei zii é un parco chiuso, tutte seconde case di napoletani e casertani, ma a me piaceva prendere la bicicletta e fare dei giri in paese.
I miei parenti non sono cattive persone, ma sentivano il bisogno di inculcarmi diffidenza e timore nei confronti degli "africani", dei "neri", ripetendomi di continuo che erano pericolosi e che dovevo stare a distanza da loro.
Non che fosse facile, perchè, guardando il paese i giorni di festa, sembrava che il rapporto tra bianchi e persone di colore fosse di 1 a 3, ma un pò perchè la campagna per terrorizzarmi era perfettamente riuscita, un pò per timore di disobbedire, mi tenevo distante e non davo confidenza a nessuno.
Giravo tra di loro in bicicletta e non scendevo mai e non mi chiedevo chi fossero e quali fossero i loro nomi, erano tutti uguali ai miei occhi.
Questo era venti, venticinque anni fa. Questa era Castelvolturno venticinque anni fa. E c'era già Ruotolo che per il telegionale preparava splendidi servizi, per raccontare la realtà di questi giovani uomini e donne e della loro vita nella provincia di Caserta e di Napoli.
Cosa è cambiato da allora ? Poco, quasi nulla. I campi di pomodori non ci sono più, sono spuntati gli allevamenti di bufale e chi un tempo era impegnato nella raccolta, oggi per lo più fa l'operaio edile.
La criminalità organizzata è oggi come allora pesantemente infiltrata nelle istituzioni locali, oggi come allora nessuno si ribella.
Una sola cosa importante in questo tempo è successa: questi uomini e queste donne sfruttati e discriminati, trattati come schiavi, minacciati ed ingiuriati, hanno cominciato a ribellarsi e a pagare questa ribellione con la vita.
Si ribellano ai loro sfruttatori, che sono le stesse persone che gestiscono i traffici illeciti, corrompono e poi comprano e poi dominano la politica e, attraverso di essa, tutto il territorio.
Persone con questo coraggio io non e tollero, io non le accetto, io non le integro, io le ammiro e le prendo ad esempio.

La politica non è solo Casta a volte è anche zoccola
post pubblicato in Mi querela per favore?, il 3 ottobre 2008


... o peggio Santa, Santanchè.
Ieri sera, durante la seconda puntata di Annozero, la signora Daniela Santanchè ha ritenuto il dovere di avvisare il pubblico televisivo che, durante una pausa pubblicitaria una persona del pubblico presente in studio si era avvicinata a lei per andare ad insultarla.
Peccato che il profondo sdegno che l'ha colta e che non ha mancato di esprimere e ribadire, non si impossessi mai di lei, quando, negando ogni evidenza, non fa che ripetere che tutti gli immigrti sono delinquenti e spacciatori.
L'elegantissima e bella signora Daniela ha perfettamente ragione: non è giusto ricevere insulti, da nessuno.
Il pubblico in sala, composto soprattuto da uomini e donne di colore, si è scusato con lei per l'ingiusto oltraggio subito, ma ella, con lo stesso delicato senso dell'onore che le ha permesso di accettare queste scuse, non ha sentito alcun dovere di scusarsi a sua volta, per aver chiamato tutti loro, ripetutamente e davanti alle telecamere di Rai due, malfattori e delinquenti, in quanto immigrati stranieri in Italia.
Io non mi scuso, ma sentitamente la ringrazio per avermi dato ieri sera un chiaro e bell'esempio della doppia morale di chi non ha morale.


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permalink | inviato da ilbardo.it il 3/10/2008 alle 11:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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