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Frammenti di varia disumanità
Africani venite tutti in Italia
post pubblicato in Fenomenologia dell'Insipido, il 4 settembre 2009



Non cominciamo, l'ha detto Berlusconi, mica io.
Anche se scambierei volentieri i leghisti con i magrebini, diciamo 10 migranti arrivano ogni leghista che  mandiamo via.

Chi ha paura dell'uomo in nero?
post pubblicato in E facciamoci riconoscere, il 15 luglio 2009


Non c'è ragione al mondo vivere a Gerenzano, poco più di nove chilometri di estensione nella provincia di Varese,  a quasi dieci chilometri sul livello del mare e popolati da appena diecimila  abitanti, o forse mi sbaglio, forse qualche ragione c'è, ma comunque non ce ne potranno essere più di due:  esserci nati ed esserci costretti dal più stretto bisogno.
Una realtà piccola, dove ogni ventata di novità dovrebbe essere accolta con la gioia con cui si accoglie un alito d'aria fresca nelle stanze oppresse dal tanfo di chiuso.
Leggendo il bollettino mensile dell'amministrazione comunale però, il numero dello scorso maggio, ci si accorge di quanto detta amministrazione ami la propria puzza e sia ostinata nel voler tenere porte e finestre sbarrate, non sia mai un alito di vita si infili a disturbare l'ordinato procedere dell'esistenza.
Dall'appello pubblicato a pagina undici e firmato dal sindaco in persona, si vede come il problema non siano gli affitti in nero, che agevolano l'evasione  delle tasse e la presenza sul territorio di persone non registrate e senza documenti, non sia la dissimulazione degli introiti provenienti dalle vendite di immobili, non sia il lavoro nero, che consente di evadere tasse e contributi e di fare pressione sui lavoratori con una concorrenza sleale, ma l'affito al nero, la casa al nero, il lavoro al nero.
L'afflusso di persone  dall'esterno in una qualunque comiunità politica è senza dubbio una questione  complicata, che crea problemi e che va gestita, ma un rispetto pedissequo delle regole di legalità consentirebbe sia un controllo automatico dei flussi, perchè nessuno va dove non trova lavoro e casa, sia  l'afflusso di quegli introiti nella casse previdenziali, statali e comunali, necessari per pagare i maggiori servizi necessari all'aumentata popolazione.
Perchè tutta via giocarsi la rielezione con un argomento efficace, ma scomodo ed impopolare, come il rispetto delle leggi e il pagamento delle tasse? Perchè rischiare di essere impopolari, quando il razzismo è così più facile e popolare? 

Cattivi maestri
post pubblicato in E facciamoci riconoscere, il 11 febbraio 2009


Il nuovo leader della sinistra
post pubblicato in Chi sperando vive, il 2 febbraio 2009


 « [Gli immigrati n.d.R.] Danno un contributo fondamentale in settori centrali del nostro sistema produttivo. Non possiamo permetterci in alcun modo di tollerare forme anche velate di discriminazione».

Gianfranco Fini

La divisione nella politica italiana tra denstra e sinistra non è recente, ma risale, almeno formalmente, ai primi decenni successivi all'unità d'Italia. I primi riferimenti politici di questi due schieramenti sono stati, per la destra storica Camillo Benso Conte di Cavùr e per la sinistra storica Agostino Depretis, entrambi in periodi successivi capi del Governo dell'Italia unita e morachica.
La divisione non era, come pare sia diventata oggi, tra "fascisti" e "comunisti", ma tra liberali moderati tradizionalisti e liberali progressisti.
Cosa accomuna o dovrebbe accumunare i liberali di ogni stato ed ogni epoca? Almeno da quando questa parola è nata, pochi semplici fondamentali valori: l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la necessità della divisione dei poteri, la necessità di sistemi di controllo che bilancino l'esercizio del potere, il riconoscimento dei diritti e delle  libertà fondamentali.

Classi differenziali per leghisti
post pubblicato in E facciamoci riconoscere, il 24 ottobre 2008


Il problema nell'affrontare certe discussioni è sempre lo stesso: non si riesce mai a parlare di quello che davvero sta a cuore a chi ha avviato la discussione, ma solo d'altro, della scusa, della giustificazione ufficiale.
Prendiamo la norma che fissa l'obbligo di classi differenziali per i figli degli immigrati.
Una norma che fissa una differenza tra i bambini sulla base della mera condizione giuridica dei genitori, è una norma palesemente incostituzionale ex articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Tuttavia non è di questo che si parla, ma dei poveri ragazzini e bambini che non sanno l'italiano e nelle classi differenziali lo possono imparare.
Se una conoscenza non dico perfetta, ma adeguata della lingua italiana, fosse requisito per avere accesso all'istruzione pubblica, quanti campani, sardi, calabresi, lombardi e veneti avrebbero dovuto frequentare classi differenziali?
Del resto la condizione giuridica di "figlio di cittadino straniero" non dice niente delle competenze del bambino circa la lingua italiana, ma solo dell'infondata convinmzione del legislatore dell'esistenza di una corrispondenza diretta tra le due cose.
Il PD per esempio, partito che per ogni altra cosa io odio, aveva proposto l'istituzione nel corso del tempo pieno di corsi per l'apprendimento intensivo dell'italiano per quanti, a prescindere dalla condizione giuridica dei genitori, avessero difficoltà con la lingua nazionale.
Tali corsi erano già finanziati, perchè i fondi sarebbero stati presi da quelli stanziati per l'apprendimento delle lingue straniere.
Cosa vuol dire essere italiani? Parlare tutti una stessa lingua? Perchè io e Bossi parliamo la stessa lingua? Perchè quello che esce dalla bocca di Gasparri si può onestamente definire lingua italiana?
Secondo me essere italiani significa comprendere e applicare i valori della Costituzione.
Secondo me l'unico modo per fare propri i valori di libertà, uguaglianza e giustizia, che, propugnati e difesi dalla Resistenza, sono stati definiti nel sommo testo giuridico del nostro paese, è tutti insieme.
Tuttavia, se c'è qualcuno che pensa che siano necessarie classi differenziali, a seconda dei diversi livelli di apprendimento, le prime classi differenziali, è evidente, dovrebbero essere classi di leghisti.


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permalink | inviato da ilbardo.it il 24/10/2008 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Vorrei la pelle nera
post pubblicato in E facciamoci riconoscere, il 6 ottobre 2008


Prima degli ultimi fatti di cronaca Castelvolturno per me era solo un posto dove mia zia ha una casa, dove organizzavamo ogni tanto una riunione di famiglia, dove ho passato un pò di tempo quando mio fratello stava più male.
Di Castelvolturno ricordo i campi di pomodori, sterminati a destra e a sinistra del breve tratto di autostrada che percorrevamo per arrivarci, macchiati dal nero della pelle degli uomini e delle donne che lavoravano alla raccolta, duemila lire a cassetta.
Ricordo la via domitiana, intasata di automobili e con una prostituta di colore ogni mezzo metro.
Una volta, era una domenica mattina e il traffico era come al solito bloccato, vidi una bellissima ragazza, una dea africana con la minigonna e un top a strisce, spuntare da dietro un capannone e con passo indolete tornare al suo tratto di strada. L'auto di mio padre riuscì a percorrere un paio di metri e la prospettiva del mio finestrino cambiò, mostrandomi contro la parete bianca di calce un ragazzo smilzo, nemmeno vent'anni, che si aggiustava i pantaloni paonazzo e andava via spingendo il suo motorino.
Ero una bambina, non avevo idea dei dettagli di quanto si fosse consumato dietro quel muro, ma me ne  era chiaro grossomodo il senso e mi prese un sentimento di tristezza e compassione verso quelle due persone. Lo devo precisare che il ragazzo era un bianco?
Il comprensorio della villetta dei miei zii é un parco chiuso, tutte seconde case di napoletani e casertani, ma a me piaceva prendere la bicicletta e fare dei giri in paese.
I miei parenti non sono cattive persone, ma sentivano il bisogno di inculcarmi diffidenza e timore nei confronti degli "africani", dei "neri", ripetendomi di continuo che erano pericolosi e che dovevo stare a distanza da loro.
Non che fosse facile, perchè, guardando il paese i giorni di festa, sembrava che il rapporto tra bianchi e persone di colore fosse di 1 a 3, ma un pò perchè la campagna per terrorizzarmi era perfettamente riuscita, un pò per timore di disobbedire, mi tenevo distante e non davo confidenza a nessuno.
Giravo tra di loro in bicicletta e non scendevo mai e non mi chiedevo chi fossero e quali fossero i loro nomi, erano tutti uguali ai miei occhi.
Questo era venti, venticinque anni fa. Questa era Castelvolturno venticinque anni fa. E c'era già Ruotolo che per il telegionale preparava splendidi servizi, per raccontare la realtà di questi giovani uomini e donne e della loro vita nella provincia di Caserta e di Napoli.
Cosa è cambiato da allora ? Poco, quasi nulla. I campi di pomodori non ci sono più, sono spuntati gli allevamenti di bufale e chi un tempo era impegnato nella raccolta, oggi per lo più fa l'operaio edile.
La criminalità organizzata è oggi come allora pesantemente infiltrata nelle istituzioni locali, oggi come allora nessuno si ribella.
Una sola cosa importante in questo tempo è successa: questi uomini e queste donne sfruttati e discriminati, trattati come schiavi, minacciati ed ingiuriati, hanno cominciato a ribellarsi e a pagare questa ribellione con la vita.
Si ribellano ai loro sfruttatori, che sono le stesse persone che gestiscono i traffici illeciti, corrompono e poi comprano e poi dominano la politica e, attraverso di essa, tutto il territorio.
Persone con questo coraggio io non e tollero, io non le accetto, io non le integro, io le ammiro e le prendo ad esempio.

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