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Frammenti di varia disumanità
Un caro saluto
post pubblicato in Dal mio diario, il 12 novembre 2010


Questa mattina per la prima volta in vita mia, una vita che persiste cocciuta già da tre decenni, la forza pubblica mi ha fermata per controllare il mio documento d'identità.
La cosa si è svolta più o meno così: in un orario eccezionalmente anticipato rispetto alle mie abitudini, le 8 e 45 circa di questa mattina, mi trovavo alla stazione Piramide della Linea B della metropolitana di Roma.
Percorrendo la banchina da un estremo all'altro, cercando un posto comodo dove aspettare la corsa successiva, noto la succitata forza pubblica nell'atto di svolgere la succitata mansione di verificare i documenti di identità di alcuni (e perchè di altri no ?), che aspettavano con me la metropolitana presso i binari.
La scena che mi si è prospetta comprendeva tre uomini in divisa e armati, due dei quali in tuta mimetica, manco fossimo a Bagdad anzichè in uno dei posti più tranquilli di Roma, impegnati a fermare a mani nude i terroristi? A salvare una donna da un branco di stupratori? A sventare una rapina? Uno scippo? No, a chiacchierare coi passanti: "Buon giorno, mi mostra un documento per favore? Chi è lei? Che lavoro fa? Come mai si trova qua? ( questa poi è la domanda più bella! Ma secondo te a quest'ora dove sto andando se non a lavoro? N.d.r.)"
A me hanno persino detto: "AH! Ma sembra molto più giovane della sua età, ma bisognerebbe uccidere il fotografo". 
Grazie! Quando una ha vissuto come me ben tre decadi, un complimento non lo rifiuta più da nessuno.
Guardo la scena, la guardo con insistenza, magari mi viene da ridere, magari da scuotere la testa e poi me ne vado per i fatti miei, ma uno dei due soldati mi nota e dopo pochi momenti, veloce ed efficiente come Jonny Bassotto, il gentile carabiniere viene anche da me a fare due chiacchiere.
Lo si potrebbe interpretare come un tentativo di intimidire me e tutti i presenti, a voler essere cattivi. Un modo per dire: noi siamo la forza pubblica e tu che non sei nessuno ti devi fare i fatti tuoi, se no le paghi le conseguenze.
Però io non sono una persona cattiva, anzi sono buona e brava, rispetto sempre la legge e se per caso qualche volta no, è solo per un errore di sbaglio, per questo le forze dell'ordine non mi intimidiscono e non mi sono sentita intimidita, solo ho fatto un notevole sforzo per non ridere, un tale sforzo che ancora mi duole la mascella.
I controlli dei documenti d'identità in Italia si fanno, tant'è che la legge li regola espressamente. Servono effettivamente per la prevenzione dei reati? Non servono? Non lo so e non lo voglio discutere, ma tre uomini armati di cui due soldati vi sembrano veramente un impiego di forze proporzionato alla mansione in oggetto?
E' questo che ha suscitato in me il senso del ridicolo: la visione improvvisa e mattutina di questa sproporzione.
E' colpa dei gentile carabiniere e dei due coreografici soldati? Assolutamente no!
E' un legge emanata dal  Parlamento e voluta dal Governo ad obbligare uomini e donne del nostro esercito e delle nostre forze dell'ordine a questi atti ridicoli, come le lunghe soste, guarda caso solo negli orari in cui i pendolari si muovono per andare e tornare da lavoro, davanti alle stazioni del trasporto ferroviario locale e della metropolitana.
Mi si potrebbe obbiettare che tutto ciò è per prevenire atti terroristici come quelli di Londra e Madrid , ma, fermo restando che degli sporadici e casuali controlli dei documenti servano veramente allo scopo, da quando in qua non sono sufficienti due carabinieri o due polizziontti per fermare un sospetto per accertamenti?
All'indomani dell'approvazione della norma, che disponeva l'impiego di uomini e donne dell'esercito nelle attività di ordine pubblico, Marco Travaglio lamentò più volte di non aver visto che due soli militari in tutta Roma, quelli stanziati sotto la residenza del povero Alberto Sordi.
Allora quest'obiezione era motivata, ma oggi la presenza dei militari fianco a fianco alle forze dell'ordine è una costante in diversi quartieri della città, dando alla capitale l'apparenza di un sanguinoso dramma ambientato in una dittatura sudamericana e la sostanza di una comica di Stanlio ed Olio.
Questa sera
post pubblicato in Dal mio diario, il 15 marzo 2010


Questa sera mi sento triste e sola e vuota e inutile.
Mi manchi.
Mi mancherai per sempre e sempre così tanto
che quasi vorrei credere...
Che quasi vorrei credere.




permalink | inviato da ilbardo.it il 15/3/2010 alle 23:2 | Versione per la stampa
La freccia è nera
post pubblicato in Dal mio diario, il 20 luglio 2009


... e non c'è nemmeno Loretta Goggi ad animare la serata.
Mentre venerdì scorso, ora 17 e 30 minuto più minuto meno, giungevo alla stazione Termini, Roma, avevo piena fiducia che il mio treno AV per Napoli Centrale delle ore 17 e 44 fosse già arrivato e pronto in attesa sul suo binario. AV vuol dire Alta Velocità giusto? Non Antiche Vetture, ne Ancora in Viaggio oppure Anche tu vuoi Viaggiare o ancora Anche noi Viaggiamo in ritardo , ma proprio Alta Velocità.
Ogni mia fiduciosa certezza si è però infranta al cospetto del tabellone degli arrivi e delle partenze, che segnalava il treno AV per Napoli Centrale con quindici minuti di ritardo e senza ancora il binario assegnato.
Tra Roma e Napoli, forse chi legge lo sa, non ci sono quasi più treni Eurostar, sostituiti in quasi tutti gli orari da treni Alta Velocità, per un incremento di prezzo che va dai 10 ai 13 o 15 euro a viaggio, rispetto al prezzo già aumentato dei treni Eurostar, per percorrere esattamente lo stesso tratto di 225 Km e percorrerlo teoricamente in un'ora e venti minuti anzich'è un'ora e quarantacinque minuti.
Il biglietto di seconda classe costa 43 euro, quindi venti centesimi di euro a chilometro. 
Uno un pò si secca, quando l'unica alternativa ad un treno Intercity, che dovrebbe in teoria (cavolo quanto teorizza Trenitalia) impiegare due ore per un certo percorso, ma che in pratica, nella migliore delle ipotesi, ne impiega tre, è pagare 43 euro. Si secca e si sente preso per la gola da appositi tagliatori della stessa, me cerca di consolarsi pensando che però dal centro della città al centro della città impiegherà solo un'ora e venti, sforzandosi di non pensare all'altra ora più o meno, che occorrerà al treno metropolitano per portarlo dal centro della citta alla periferia dove deve arrivare.
Tuttavia, quando detto treno pagato 43 euro, poi parte dalla stazione con trenta miniti di ritardo, non solo si secca, ma si sente pure preso per i fondelli.
E non sarebbe ancora niente, se non fosse che, come il vecchio Eurostar, il treno Alta Velocità ammette solo posti numerati e riservati, come al cinema, quindi se ho scelto un certo treno e non c'è posto, non c'è niente da fare, non ci posso salire, ne devo scegliere un altro.
Questo in teoria, ma anche in questo caso vediamo come la teoria differisca dalla pratica, quando viene soppresso un treno Intercity che fa la stessa tratta e tutti i passeggeri giustamente incazzati, vengono caricati senza supplemento di prezzo su un treno Alta Velocità già pieno. Ma non avevamo detto che non erano ammessi passeggeri in piedi?
Vabbè, un treno soppresso può capitare, è un disguido, anche se non capisco com'è, se veramente c'è stato un incidente in toscana, che il mio treno che arrivava da nord e procedeva verso sud sia arrivato e l'altro no, ma vabbè, facciamo che non si approfondisce nemmeno questo punto. E' possibile però che l'unico piano d'emergnza che tu abbia in caso un incidente blocchi uno o più treni, sia quello di violare le regole contrattuali e di sicurezza che tu stesso hai stabilito?
Risultato: ho viaggiato con mezz'ora di ritardo in condizioni di affollamento peggiore della metro A nell'ora di punta, ma la metro A nell'ora di punta mi costa 5 centesimi di euro a chilometro non venti.
La partenza del treno di ritorno era prevista per ieri sera da Napoli Centrale alle ore 18 e 54, ma ovviamente qursta era la teoria, mentre la prassi ha contemplato un'ora di ritardo.
Ma ci sono i rimborsi, "che problema c'è, ti fai rimborsare", mi dicono gli amici e i parenti.
A parte che io non voglio essere rimborsata, ma voglio arrivare in orario, il rimborso non viene concesso automaticamente, per lo stesso fatto che oggettivamente c'è stato un ritardo, ma solo quando il ritardo è dipeso da Trenitalia e non da caso fortuito o forza maggiore.
Chi decide la causa del ritardo? Trenitalia ovviamente. Quindi non solo hai fatto tardi, ma poi devi fare la fila con tutti quelli del tuo treno e degli altri treni che hanno fatto ritardo, per compliare un simpatico modulo e aspettare con calma il rimborso a mezzo raccomandata. Ok, è un pò oneroso e seccante e ingiusto, ma alla fine ti arrivano i contanti. Sti cavoli! Se Trenitalia decide che è colpa sua, ti rimborsa parzialmente il prezzo del biglietto, sottolineo parzialmente, ma non in contanti. Te lo rimborsa in buoni viaggio a termine. 
E se non viaggerò mai più in vita mia? E se il viaggio di rimborso ritarda?  E se io e Trenitalia non siamo d'accordo su quali siano le  cause del ritardo?
The answer my friend is blowin' in the wind o sommersa dalla voce di un altoparlante che annuncia ritardo.

Come il mare
post pubblicato in Dal mio diario, il 29 aprile 2009


Lo so, comincio a ripetermi, ma adoro il mio lavoro, consulente, anche e soprattuto perchè non è mai uguale a se stesso: si cambia cliente, si cambia posto di lavoro, si cambiano attività e progetti, abitudini e... colleghi.
Anche all'interno della stessa società, i gruppi di lavoro si compongono e scompongano, le persone saltano da un cliente all'altro seguendo traiettorie individuali, che solo occasionalmente disegnano il quadro di organigrammi più o meno duraturi, ma sempre e comunque transitori.
Apprezzo immensamente questo andirivieni di colleghi: sono sinceramente convinta che in ogni persona ci sia qualcosa di unico e speciale, che merita di essere conosciuto e non posso che essere felice di avere, proprio tramite il mio lavoro, l'occasione di conoscere continuamente persone nuove.
Quando un collega lascia la società per cui lavoro, questo continua a far parte del grande movimento collettivo tipico dell'ambito professionale che ho scelto, ma è anche comunque e sempre una piccola lacerazione, un piccolo addio.
Oggi, annegando il dispiacere in un bel buffet a base di tramezzini, panini, rustici, pizzette e pasticcini, abbiamo salutato Roberto, che domani farà il suo ultimo giorno con questo gruppo di lavoro e questa società.
Il capoarea, che lo conosce da quasi quattro anni, si è commosso, Stefano è triste, ma è romanista e non lo fa vedere e io, che l'ho incontrato solo a metà dicembre, assieme all'augurio di andare a stare sempre meglio e di esser sempre soddisfatto e contento, gli lascio pure il rammarico di non aver avuto l'occasione di conoscerlo meglio.


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permalink | inviato da ilbardo.it il 29/4/2009 alle 16:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Qualcosa non va
post pubblicato in Dal mio diario, il 8 aprile 2009


Ieri sera ho definitivamente compreso che nella mia testa c'è qualcosa di irrimediabilmente guasto, quando, tra tutte le immagini del terremoto in Abruzzo, la conta dei morti e dei feriti, i racconti dolorosi e doloranti di chi ha perso tanto e di chi ha perso tutto, l'unico evento a non causarmi solo un generico dispiacere, ma un'autentica e profonda commozione è stato il crollo della Chiesa della Anime Sante a L'Aquila.


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