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Frammenti di varia disumanità
Imparare i fondamentali
post pubblicato in Consumo civico, il 4 dicembre 2009


Ci sono alcuni risvolti degli argomenti usanti oggi da Massimo Mantellini, nel suo post sulla manifestazione politica indetta per domani a Roma, il "No Berlusconi Day" che suscitano in me una certa perplessità.
Il riferimento, sbagliato, all' "assordante silenzio di Grillo" per esempio. E' vero che il commentatore ha già ripetutamente espresso immotivate ostilità verso il comico genovese, ma si possono davvero bollare questi svarioni continui come pura espressione di pregiudizio? 
Mettiamo il caso, che veramente Beppe Grillo non avesse data la propria adesione alla manifestazione già prima della metà di Novembre, come invece in realtà ha fatto, e che non l'avesse data per le ragioni che sostiene Mantellini: non essendo organizzata da lui non poteva fare la star e quindi la manifestazione non gli interessava.
Mettiamo il caso che la questione stesse proprio in questi termini, sarebbe una cosa importante? Sarebbe un problema? Sarebbe più o meno grave  dello stato di corruzione del Presidente del Consiglio, di tutta la classe politica e di molte delle istituzioni democratiche?
Poi c'è il commento su Antonio Di Pietro e il partito che guida, l'IDV: riferendosi ai molti aderenti alla manifestazione, si dice "hanno immediatamente scatenato gli appetiti di Antonio Di Pietro".
Allora, almeno a me, viene spontaneo chiedere: perchè un partito e un uomo politico, che sempre e da sempre  si sono comportati in aperta ed aspra contestazione ed opposizione politica dell'attuale Presidente del Consiglio, non dovrebbero aderire, persone e simboli, ad una manifestazione politica che ne chiede le dimissioni?
Delle tre argomentazioni utilizzate da Mantellini, l'ultima e la più astrusa è quella che riguarda il PD: "la ragione per cui il PD debba per forza esprimere un parere su una manifestazione nata in rete e organizzata da semplici cittadini un po’ mi sfugge".
Forse perchè i suoi elettori e iscritti vorrebbero il proprio partito finalmente schierato, senza infingimenti e reticenze, contro un certo modo di fare politica, per la trasparenza, la libertà e la giustizia? Forse perchè, per quanto belle e coreografiche le manifestazioni di popolo, non servono a niente, se le istanze che esprimono, non vengono poi portate con metodi e mezzi democratici, dai rappresentanti democratici del popolo nelle sue democratiche istituzioni politiche? Forse perchè una visione del mondo con i cittadini da una parte e i politici dall'altra, senza punti di comunicazione e di contatto non ha nessunissimo senso, almeno in democrazia?

Una tale sequela di non sense può certo spiegarsi con una sequela di pregiudizzi, pessima analisi e scarsa informazione, ma secondo me trova una spiegazione univoca nell'errata comprensione di cosa sia effettivamente Internet e di quale sia il rapporto di questo mezzo di comunicazione con la realtà contemporanea .
(Da pochissimo ho compiuto i miei dieci anni da internauta e quindi mi rifiuto, assolutamente mi rifiuto, di dire ancora che la rete  è nuova. Non lo era nemmeno quando mi ci affacciai io. N.d.A.)
L'articolo si conclude con la prospettiva di Annozero di Michele Santoro, che organizza una protesta politica di milioni di persone e con la frase "E allora addio analisi sociologica sulla penetrazione dei nuovi media".
Si allude alla penetrazione di Internet nella realtà, ma la rete, per quanto mezzo di comunicazione, non è certo assimilabile alla radio, al cinema, alla televisione al telefono, può essere usato come un telefono, come un cinema, come una televisione, come un telefono è interattivo, ma a differenza di cinema, radio e televisione i suoi contenuti non sono definiti da un'industria, ma generati praticamente da sempre, da molto prima della teorizzazione del web 2.0, dagli utenti per gli untenti. E dove vivono questi untenti se non nella società? Dalle proprie esperienze estrapolano contenuti che riversano sul web, dal web accedono a testi, video, audio e immagini, che, come qualsiasi libro, giornale, trasmissione televisiva, film, spettacolo teatrale, ne influenzano l'immaginario, i modi di pensare e di fare. Come la televisione, Internet cambia la realtà, ma molto più dinamicamente e attivamente e velocemente delle televisione, Internet è cambiata dalla realtà. Non c'è da studiare un eventuale grado di penetrazione della Rete nella nostra realtà sociale, ma semmai il crescente grado di comunicazione e interazione tra la società e questo non più nuovo strumento di comunicazione.
Alla luce di questo chiarimento, non ha il minimo senso parlare delle iniziative politiche "della rete" in contrapposizione a quelle "della politica": una buona idea, nasca su un forum, su un social network, alla stazione della metro o, volesse il cielo, in un circolo di partito, può usare ogni mezzo di comunicazione per cercare di diffondersi ed essere compiuta, per essere affinata, accresciuta, migliorata, discussa, elaborata.
Un'eventuale grande successo della manifestazione di domani, non ci direbbe niente di più e niente di meno sulla crescente o decrescente importanza di Internet nella nostra vita, ma ci direbbe di sicuro che il tema delle dimissioni di questo Presidente del Consiglio è percepito di tale importanza dagli italiani, da spingerli ad attivarsi in tutti i modi per esprimere la propria volontà politica.

Ma non se n'era mai andato
post pubblicato in Consumo civico, il 24 settembre 2008


Immagine di Il ritorno del principe  In Italia la politica coincide da sempre con il mero esercizio del potere, un potere personalistico e costantemente impegnato esclusivamente a rafforzare ed accrescere se stesso.
Una politica che non è pratica di democrazia, ma esercizio e lotta di potere è invevitabilemente contigua ad ogni forma di criminalità organizzata, ne è l'aspetto pulito, istituzionale, presentabile.
Dello stato presente della politica partecipano e hanno partecipato settori più o meno ampi di tutte le componenti della vita civile del paese: eletti locali e nazionali, magistrati (alcuni), forze dell'ordine, giornalisti, intellettuali, religiosi.
Nel corso della sua storia l'Italia è sempre stata salvata dalle minoranze: minoranze hanno scritto la costituzione repubblicana, minoranze hanno fatto la guerra di resistenza, minoranze hanno fatto l'antifascimo, minonanze il risorgimento.
E' tempo per ognuno di noi di farsi custode della Costituzione, perchè solo dalla costituzione si potrà ricominciare appena avranno smesso di piovere attorno a noi le macerie.
Questo, in estrema sintesi, il contenuto degli interventi di Scarpinato e Lodato, coautori de "Il ritorno del Principe" edito da Chiare Lettere e presentato ieri sera al pubblico romano al teatro Quirino.
L'intervento del gudice Scarpinato, di grande spessore istituzionale, che avrebbe meritato di chiudersi con le note dell'inno nazionale ed un passaggio a volo delle frecce tricolore, è stato accolto da un lungo, caloroso, sostenuto applauso delle oltre settecento persone presenti, espressione di un unanime sentire rispetto ai temi e alle idee proposti.
Difficili, ma di grandissimo interesse gli interventi del teologo valdese Paolo Ricca e del filosofo Paolo Flores D'Arcais.
Che rapporto c'è tra alcuni elementi strutturali della teologia cattolica e l'esercizio effettivo e teorico del potere? Quanto è importante oggi per ognuno di noi e per noi come Italia, come collettività, il concreto impegno civile e politico ?
Su cosa fondare detto impegno, se non su una reale conoscenza dei fatti e delle vicende del nostro paese ? Tuttavia se qualcuno pensasse, fa notare Andrea Purgaori, che una corretta infomazione dipenda dai giornalisti, può andare a scaricare dal sito Internet della Consob la composizione del capitale della società RCS, proprietaria de "Il Corriere della Sera". Scoprirà che nel consiglio di amministrazione del principale quotidiano italiano siede tutto il gota dell'impreditoria e della finanza italiana. Il cane da guardia del potere è tenuto alla catena dallo stesso potere che dovrebbe controllare.
Conclude la serata l'intervento di Marco Travaglio, che nemmeno provo a riassumere, tanto è come al solito scoppiettante e godibilissimo.
Uscendo nella folla di ragazzini che si accalcano per farsi firmare i vari libri e di persone di tutte le età che commentano, compro una Corona col limone e mi avvio sorseggiando verso piazza Venezia. E' passata mezzanotte e rammento di quando alle presentazioni dei libri di Biagi, quasi due decenni fa, eravamo sempre quattro gatti.
E' meglio così, credo proprio sia meglio così.

 

 

 

 


PAOLO FLORES D'ARCAIS

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