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Frammenti di varia disumanità
Differenze e vicinanze
post pubblicato in Si, viaggiare, il 28 gennaio 2011


La mia refrattarietà all'apprendimento delle lingue straniere è ormai cronica: ieri ero a Barcellona da appena due ore e mi ero già fatta riconoscere in un paio di negozi e in un Burger King.
La navetta dell'aeroporto mi ha scaricata a Plaza Cataunya. Non essendo dell'umore di badare a borseggiatori e turlupinatori di turisti, ho accuratamente evitato la Rambla e mi sono infilata nella stradina pedonale parallela.
C'erano Zara, Oysho, H&M, praticamente tutto quello che c'è sulla Tuscolana. Svolto a sinistra e poi a destra e mi trovo in bocca ad un tempio di Disegual. Un manichino ha il mio stesso cappotto, un altro la mia maglietta.
Compro il bracciale che Roberta mi aveva chiesto e scappo via. La commessa parla solo catalano e io solo italiano, ma ci capiamo.
Uscendo dico: "Vado via se no compro tutto". 
Lascio la zona più turistica e mi sposto dove abita Valentina e, andando un poco in giro, mi faccio un paio di idee su Barcellona:
1. Il semaforo non esprime un divieto o un obbligo tassativo. E' un suggerimento.
    Come a Napoli
2. Il clacson non ha un uso funzionale, è la colonna sonora dei sentimenti degli automobilisti incazzati per il traffico e la pioggia. Proprio come a Napoli.
Se non fosse per il fatto che non riesco a parlare con nessuno, mi sentirei decisamente a casa.
Da Salerno a Reggio Calabria
post pubblicato in Si, viaggiare, il 25 agosto 2008


Affontare la Salerno-Reggio Calabria in motocicletta richiede una certa dose di coraggio oltre ad una fiducia, illimitata quanto infondata, nell'ANAS, nella società autostrade e in tutti gli enti coinvolti da decenni nella sua realizzazione.
Imboccando l’autostrada a Villa San Giovanni, mi ero fatta l’idea che non si trattasse di un’autostrada, ma di una presa in giro. All’altezza di Lagonegro il mio giudizio è cambiato, ritenendo che la Salerno-Reggio sia una presa per i fondelli.
Solo alla stazione di servizio di Sala Consilina, mi sono persuasa senza ombra di dubbio che la SA-RE non sia un’autostrada, ma una vera e propria presa per il culo.
Quasi interamente ad una corsia per senso di marcia, per tratti lunghissimi si riesce ad andare solo a passo d’uomo, la media che si riesce a tenere da Reggio Calabria a Salerno è di 60 km all’ora, non di più. Risultato? Per andare da Villa San Giovanni a Salerno ci vuole una giornata, dalle dieci del mattino alle sei di sera.
Sulla stessa corsia viaggiamo tutti: turisti, pendolari, autobus, camion, tir, tutti. Conto diciotto cantieri dell’ANAS aperti, gli stessi di quattro anni fa, li vedo aperti, vedo gli operai con i gilet catarifrangenti e le bandiere per segnalare pericolo, ma non si vedono i lavori, non si capisce cosa stiano facendo, oltre stare in otto su una corsia d’autostrada. Ogni tanto c’è una ruspa che muove un po’ di terra di qua e la mette di là o viceversa, ma non si capisce per farne cosa.
Mi ricorda la tela di Penelope, sospetto che di notte altri operai dell’ANAS vadano a smontare i pochi lavori fatti dai loro colleghi la mattina… e così da decenni.
Quante generazioni di operai hanno partecipato a quest’opera epica? Quanti ingegneri, capocantiere, responsabili ed impiegati amministrativi e tutto quello che può servire e pure qualche extra?
Sono ferma da mezz’ora su un altissimo viadotto, è pomeriggio, fa un caldo incredibile, il casco e la giacca da moto mi soffocano, un cartello enorme alla mia destra impone di “Moderare la velocità”, mi scappa un vaffanculo ad alta voce, l’operaio dell’ANAS mi guarda perplesso.




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A volte mi pento di non essermi innamorata di un ingegnere
post pubblicato in Si, viaggiare, il 24 agosto 2008


Non un laureato in ingegneria, ma proprio un ingegnere di spirito, di vocazione, uno nato ingegnere.
Quei tipi, per intenderci, che pianificano tutto nei minimi dettagli, che prima di fare qualsiasi cosa controllano le indicazioni, fanno le prove, quelli che leggono con cura le istruzioni di montaggio dei mobili IKEA, poi provano le varie fasi della costruzione e solo quando sono sicuri avvitano, incollano e piantano chiodi.
Ieri mattina siamo andati a Milazzo, come fossimo gli unici al mondo a voler visitare le Eolie a fine Agosto: tardi.
A nulla è valso ogni mio tentativo di svegliarci presto o il suggerimento di parcheggiare la moto fuori dal campeggio per una notte, così da poter uscire prima delle otto senza essere sgridati dai custodi.
E’ ovvio che quando l’altro giorno siamo andati a Milazzo in gita, siccome era ora di pranzo, non ci fosse nessuno per strada, è ovvio che, non essendoci nessuno per strada, ci abbiamo impiegato solo trentacinque minuti per percorrere le strade urbane che, partendo da Olivieri, passano per Falcone e Barcellona Pozzo di Gotto.
Tuttavia mi pare altrettanto ovvio che alle nove di un giorno lavorativo, la viabilità non sia egualmente scorrevole.
Arriviamo abbastanza tardi da perdere per un pelo il traghetto della mattina, tutti quelli successivi sono già pieni, il prossimo a mezzogiorno, le file alle biglietterie sono mostruose.
Decidiamo di comprare al momento un biglietto sull’aliscafo del giorno dopo: la Siremar, con un senso dell’umorismo insospettabile in dei siciliani, vende biglietti d’andata, ma precisa che gli aliscafi di ritorno sono pieni e che per i prossimi tre giorni non ci sono biglietti disponibili.
“Ma perché lei vuole tornare?”
No, pensavo di trasferirmi a Vulcano per il resto della mia vita, ho trovato un pratico alloggio dentro il cratere. Magari potrei andare a Panarea, che è così economica.
Per il ritorno ci fanno due biglietti di nave.
Scopro che, prenotando con il dovuto anticipo, avremmo potuto imbarcare la moto su una nave, sbarcando direttamente a Napoli ed evitando il presumibile calvario che ci attende al ritorno.
La mattina dopo siamo all’imbarco dell’aliscafo con il dovuto anticipo, più un pò di extra così, tanto per farci riconoscere, ma è l’aliscafo stavolta che decide di tardare.
Una giovane guida turistica accompagna un gruppo di nordici non meglio identificati e passa circa un’ora a parlare male della Sicilia e del turismo in Sicilia ed in particolare nelle isole Eolie. Sarà una sottile tattica, per tentare di preservare le risorse naturali di questi bellissimi luoghi dagli assalti del turismo di massa?
Un marinaio spunta sulla passerella per imbarcare i passeggeri e alla vista di un signore con un voluminoso pacco, imballato e ceralaccato, con molta grazia gli fa presente che “oggi non imbarchiamo pacchi, se avete pacchi tornatevene pure a casa, che tanto oggi non li imbarchiamo ed è inutile che andate protestare dal capitato, che tanto l’ha deciso lui”. Avvisare il gentile signore al momento dell’acquisto dei circa venti euro di biglietto no?
La gita è stata bellissima, i panorami, il mare, l’artigianato, la cucina, le spiagge… come nelle più stucchevoli guide turistiche, ma di più.
Più turistica e commerciale Lipari, più selvagge Salina e Vulcano, dopo aver fatto il bagno in un mare così posso anche morire.
A Lipari affittiamo un motorino, perché i gommoni a noleggio sono già tutti dati e non è stato possibile imbarcare la moto. Ruote lisce, freni inesistenti, l’isola ha una via principale che la attraversa tutta, inerpicandosi per la montagna e riscendendo alla costa dalla parte opposta, tutta fatta di curve a gomito su una scogliera a picco sul mare. Si, lo so cosa ho detto prima, ma non è esattamente oggi il giorno in cui vorrei morire.“Vai piano, che non hai i freni, le ruote sono lisce e non conosci la strada” … “E non fare gli scongiuri quando ti parlo!”
Siamo di ritorno un po’ prima delle dieci, andiamo al ristorante così come siamo, con i costumi da bagno sotto i vestiti, i capelli arruffati, coperti di salsedine, sono stanca.
Non so più se vorrei essermi innamorata di un ingegnere.




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Sella
post pubblicato in Si, viaggiare, il 18 agosto 2008


 Se una donna ama la motocicletta, non c'è ragione al mondo per cui non debba guidare la sua motocicletta.
Tra i motard il passeggero viene chiamato "peso" o "zavorra". A nessuno, che ami veramente viaggiare in moto, potrà mai far piacere sentirsi una zavorra.
Per questo non c'è alcun dubbio, che se una donna si adatta a viaggiare sul sellino posteriore di una motocicletta non è certo perché ami la motocicletta, ma solo perché ama il motociclista.
Ci si riconosce alle stazioni di servizio, agli imbarchi delle navi e dei traghetti, ai caselli delle autostrade. Ci si riconosce e si scambiano sguardi complici, un misto di simpatia e reciproco compatimento, saluti silenziosi come un messaggio in codice tra aderenti alla stessa società segreta.




permalink | inviato da ilbardo.it il 18/8/2008 alle 21:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
A 56 K
post pubblicato in Si, viaggiare, il 9 agosto 2008


I miei quindici giorni di easyraiding sono cominciati in provincia di napoli, a casa dei miei genitori.
La vacanza non è un tempo, è un luogo. "Vado in vacanza" dici e non importa dove tu sia, sei lontano mille miglia da tutto, in quel posto nella tua testa dove non ti importa più di niente e vuoi solo guardarti l'ombelico.
La tv di sky fa un sacco di film e il divano di pelle dei miei è così comodo. Ripenso a quanto mi sia costato mollarlo neanche troppi anni fa.
Quando torno a trovarli divento più pigra, comincio a girare a velocità rallentata, come quella del mio vecchio modem.
Anche le notizie mi arrivano più lente, tra un film e un altro, infilandosi in una pausa per respirare di mia madre.
In attesa che sia pronto il pranzo, la televisione mi sputa contro le ultime immagini dell'attacco russo alla Georgia.
Cerco di lasciare un breve commento sul mio blog, ma dopo quindici minuti d'attesa la foto dei cadaveri di alcuni civili in Ossezia non si è caricata nemmeno per metà: non riuscirò mai a pubblicarla.
È vacanza, il modem va come la mia testa, a 56 Kbps.




permalink | inviato da ilbardo.it il 9/8/2008 alle 10:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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