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Frammenti di varia disumanità
Merita di morire
post pubblicato in E facciamoci riconoscere, il 28 giugno 2011


chi non si ribella ai soprusi, chi non combatte per i propri diritti, chi non si difende dalle ingiustizie.
E' trascorso quasi un mese dalle elezioni amministrative, quando quasi 230.000 cittadini napoletani hanno dato il loro voto a Luigi De Magistris.
Il programma di De Magistris era semplice e chiaro: lotta alla corruzione, trasparenza e legalità, soprattuto e con urgenza in riferimento al ciclo di gestione dei rifiuti urbani.
Dopo meno di trenta giorni, è ormai evidente che la resistenza della criminalità organizzata e dei gruppi di potere ed interesse con essa conniventi, è dura e organizzata.
Era prevedibile! Era prevedibile, che chi lucra sull'emergenza, trafugando stanziamenti pubblici statali, locali e comunitari, chi sversa abusivamente e senza controlli, chi fa e riceve assunzioni fantasma, si sarebbe ribellato a qualsiasi tentativo di ripristinare un andamento legale delle cose.
Forte dell'appoggio di un governo per la gran parte corrotto e, per il residuo, colluso, la criminalità organizzata ha dato vita ad una campagna di opposizione alla legalità che, solo marginalmente violenta, è soprattutto mediatica.
Una campagna per delegittimare De Magistris e la sua giunta, non certo per colpire l'uomo, ma per riaffermare agli occhi dell'Italia e del mondo, che Napoli non può cambiare, che la camorra controlla effettivamente il territorio e che non può essere che così. Una campagna per convincere il mondo, non che a Napoli ci sia la camorra, ma che Napoli è la camorra, che c'è una perfetta identificazione tra la criminalità organizzata e i cittadini napoletani tutti.
E' una corrispondenza che non esiste, ma che sta entrando nella coscienza collettiva, sia grazie all'efficacia delle proteste orchestrate dai boss e rimbalzate, per le ragioni di più vario interesse politico e criminale, da tutte le televisioni nazionali senza il minimo filtro critico, sia grazie al silenzio di quei quasi 230.000 cittadini, che non stanno dicendo una parola, nemmeno per prendere le distanze, nemmeno per dire "non siamo tutti così", nemmeno per dire "appoggiamo il progetto del sindaco".
Rispetto al quasi milione di abitanti della sola cinta urbana, stiamo comunque parlando di una minoranza, ma non certo di una minoranza esigua.
Dove sono tutte queste persone, perchè non scendono in piazza, che so, per protestare contro l'interessata immobilità del governo? Per esprimere il proprio appoggio ai piani di risoluzione proposti dalla giunta ? Perchè non denunciano chi incendia i rifiuti o li sparge, chi minaccia e corrompe?
Cosa credevano avrebbe potuto fare De Magistris una volta eleltto? Fermare la delinquenza a mani nude? Cosa credevano di dover fare loro, una volta eletto De Magistris? Mettersi in poltrona a contemplare l'avvenuto miracolo?
Merita di morire, chi crede nell'uomo dei miracoli, chi aspetta che la provvidenza risolva i suoi problemi, chi crede di poter vivere tranquillo in mezzo alle ingiustizie ed alle violenze, perchè "io non sona persona per bene", chi lascia che sia la paura a guidare le proprie azioni.
Questa è forse proprio l'ultima occasione, per dimostrare a noi stessi, all'Italia e al mondo, che Napoli e la camorra non sono la stessa cosa, che ci sono ancora persone in città in grado di ribellarsi, che c'è un'alternativa tra far torto o patirlo. Se non saremo in grado di cogliere questa occasione, davvero allora meritiamo di morire... avvelenati. 

Vorrei la pelle nera
post pubblicato in E facciamoci riconoscere, il 6 ottobre 2008


Prima degli ultimi fatti di cronaca Castelvolturno per me era solo un posto dove mia zia ha una casa, dove organizzavamo ogni tanto una riunione di famiglia, dove ho passato un pò di tempo quando mio fratello stava più male.
Di Castelvolturno ricordo i campi di pomodori, sterminati a destra e a sinistra del breve tratto di autostrada che percorrevamo per arrivarci, macchiati dal nero della pelle degli uomini e delle donne che lavoravano alla raccolta, duemila lire a cassetta.
Ricordo la via domitiana, intasata di automobili e con una prostituta di colore ogni mezzo metro.
Una volta, era una domenica mattina e il traffico era come al solito bloccato, vidi una bellissima ragazza, una dea africana con la minigonna e un top a strisce, spuntare da dietro un capannone e con passo indolete tornare al suo tratto di strada. L'auto di mio padre riuscì a percorrere un paio di metri e la prospettiva del mio finestrino cambiò, mostrandomi contro la parete bianca di calce un ragazzo smilzo, nemmeno vent'anni, che si aggiustava i pantaloni paonazzo e andava via spingendo il suo motorino.
Ero una bambina, non avevo idea dei dettagli di quanto si fosse consumato dietro quel muro, ma me ne  era chiaro grossomodo il senso e mi prese un sentimento di tristezza e compassione verso quelle due persone. Lo devo precisare che il ragazzo era un bianco?
Il comprensorio della villetta dei miei zii é un parco chiuso, tutte seconde case di napoletani e casertani, ma a me piaceva prendere la bicicletta e fare dei giri in paese.
I miei parenti non sono cattive persone, ma sentivano il bisogno di inculcarmi diffidenza e timore nei confronti degli "africani", dei "neri", ripetendomi di continuo che erano pericolosi e che dovevo stare a distanza da loro.
Non che fosse facile, perchè, guardando il paese i giorni di festa, sembrava che il rapporto tra bianchi e persone di colore fosse di 1 a 3, ma un pò perchè la campagna per terrorizzarmi era perfettamente riuscita, un pò per timore di disobbedire, mi tenevo distante e non davo confidenza a nessuno.
Giravo tra di loro in bicicletta e non scendevo mai e non mi chiedevo chi fossero e quali fossero i loro nomi, erano tutti uguali ai miei occhi.
Questo era venti, venticinque anni fa. Questa era Castelvolturno venticinque anni fa. E c'era già Ruotolo che per il telegionale preparava splendidi servizi, per raccontare la realtà di questi giovani uomini e donne e della loro vita nella provincia di Caserta e di Napoli.
Cosa è cambiato da allora ? Poco, quasi nulla. I campi di pomodori non ci sono più, sono spuntati gli allevamenti di bufale e chi un tempo era impegnato nella raccolta, oggi per lo più fa l'operaio edile.
La criminalità organizzata è oggi come allora pesantemente infiltrata nelle istituzioni locali, oggi come allora nessuno si ribella.
Una sola cosa importante in questo tempo è successa: questi uomini e queste donne sfruttati e discriminati, trattati come schiavi, minacciati ed ingiuriati, hanno cominciato a ribellarsi e a pagare questa ribellione con la vita.
Si ribellano ai loro sfruttatori, che sono le stesse persone che gestiscono i traffici illeciti, corrompono e poi comprano e poi dominano la politica e, attraverso di essa, tutto il territorio.
Persone con questo coraggio io non e tollero, io non le accetto, io non le integro, io le ammiro e le prendo ad esempio.

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